Categoria: Concerti
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Comunicato stampa concerto “Omaggio a Gianni Rodari”
Martedì 26 ottobre Nuovo Teatro Abeliano ore 20.30




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Comunicato stampa concerto per concerto ” VIAGGIO NEL COLORE”
NUOVO TEATRO ABELIANO, 5 OTTOBRE ORE 20.30
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Comunicato stampa per concerto 21 giugno “Aspettando il solstizio d’estate con Nino Rota”
21 giugno 2021 Villa La Rocca
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Comunicato stampa per concerto 13 ottobre 2020 CANCIONES E GITANERÍA
Prosegue la stagione 2020 del Collegium Musicum con il concerto “Canciones e Gitanería“. Con il mezzosoprano Andrea Trueba e la direzione di Rino Marrone.
Martedì 13 ottobre (Bari, Nuovo Teatro Abeliano) – Ore 20,30Martedì 13 ottobre, alle 20,30, prosegue la stagione 2020 del Collegium Musicum, diretto da Rino Marrone: con solista la mezzosoprano e voce recitante Andrea Trueba, andrà in scena «Canciones e Gitanería», un prezioso impaginato che omaggia due tra le maggiori figure del primo ‘900 artistico spagnolo, il poeta e drammaturgo Federico García Lorca (1898-1936) e il compositore Manuel de Falla (1876-1946). Del primo saranno eseguite quattro «Canciones Españolas Antiguas» («Anda jaleo», «Sevillanas del siglo XIII», «Los mozos de Monléon», «En el café de Chinitas», raccolte e armonizzate per voce e pianoforte), mentre del secondo si ascolterà «El Amor Brujo», gitanería in un atto e due quadri, nella prima versione per orchestra da camera del 1915. Saranno sempre in vendita gli abbonamenti per la stagione 2020 del Collegium Musicum, che proseguirà sino a dicembre al Nuovo Teatro Abeliano di Bari (costo abbonamento singolo 30 euro, abbonamento sostenitore 200 euro). Infotel: 080.542.76.78 – 080.522.79.86, collegiummusicumbari.it
Federico García Lorca fu musicista, prima di essere poeta. Fuente Vaqueros, la sua città natale, fu un luogo ricco di stimoli e di suggestioni. Attraverso i vicini e la servitù, la gente del popolo, visse il contatto più autentico con la musica della sua terra, come ebbe modo di ricordare in molteplici occasioni. Il rapporto con la musica continuò poi durante l’adolescenza, attraverso gli studi pianistici. Ed è grazie all’amicizia con Manuel de Falla che maturano alcuni progetti musicali di grande importanza. Al centro dell’interesse dei due artisti c’era in particolare una forma di canto popolare andaluso, «El cante jondo», che secondo de Falla era in qualche modo erede degli antichi canti di sinagoga e al tempo stesso precursore del flamenco, e in ogni caso espressione profonda della cultura popolare andalusa. Risale al 1921 la scrittura del «Poema el cante jondo», pubblicato solo dieci anni dopo, ma l’interesse per i temi della musica popolare spagnola e gitana fu alla base anche di altre opere di García Lorca, come le «Canciones populares españolas» e il «Romancero gitano». Nella sua produzione musicale spiccano inoltre le canzoni e i temi che accompagnano in gran quantità le sue opere teatrali.Quanto a «El amor brujo», è un’altra opera capitale in cui Manuel de Falla afferma l’importanza del valore nazionale nella creazione musicale. Il balletto, nato per la danzatrice di flamenco Pastora Imperio su libretto di Gregorio Martinez Sierra (ispirato a un’antica leggenda popolare spagnola), andò in scena a Madrid nell’aprile del 1915 in una prima versione per mezzosoprano e orchestra da camera e fu presto strumentato per grande orchestra, con una prima esecuzione compiuta dalla Filarmonica di Madrid nel marzo del 1916. «Qui l’ardente e colorito paesaggio musicale andaluso – scrive Massimo Mila – è illustrato negli aspetti inquietanti, quasi stregoneschi, della superstizione gitana. Carmelo ama la gitana Candelas, ma il loro rapporto è turbato dalle improvvise apparizioni dello spettro di un giovane, che prima di morire in duello era stato fidanzato con Candelas. Nonostante la messa in atto di incantesimi per esorcizzare lo spettro – la «Danza rituale del fuoco», diventa subito popolare – Candelas non riesce a liberarsi dall’incantesimo e non osa amare altra persona; sarà la giovane Lucia, su preghiera di Carmelo, ad allontanare il fantasma, mentre i due innamorati, baciandosi, porranno fine al sortilegio».
Ufficio stampa Collegium Musicum
Livio Costarella (mobile: 339.42.67.627)



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Comunicato stampa per concerto 30 Giugno 2020 SILENTIUM
Il Collegium Musicum, diretto da Rino Marrone, torna in scena nel secondo concerto della stagione 2020. Con una prima assoluta del compositore Giovanni Tamborrino e un componimento poetico dello scrittore Enzo Quarto.
SILENTIUM – La musica, silenzio udibile
Martedì 30 giugno, ore 20,30
Cattedrale di San Sabino – BariIl silenzio come valore assoluto, necessità impellente in tempi in cui troppo spesso viene soffocato dalla giungla urbana e sociale di ogni genere di rumore. «Forse solo il silenzio esiste davvero», diceva José Saramago. E allora anche la musica – le cui pause sono una parte fondamentale dello scorrere sonoro – può servire a riflettere sulla crisi sistemica e virale che ha colpito l’umanità. E diventare «silenzio udibile». È il tema proposto dal prossimo concerto del Collegium Musicum diretto da Rino Marrone, che martedì 30 giugno, nella Cattedrale di San Sabino di Bari alle 20,30 (ingresso libero sino ad esaurimento posti, con distanziamento) porterà in scena un impaginato incentrato sul «Silentium». In memoria delle vittime del Coronavirus.
Ad aprire la serata simbolica sarà un componimento poetico dello scrittore Enzo Quarto, «Elegia. Covid19», scritta per il Collegium. Così come una prima assoluta, commissionata dall’ensemble: «Lament», del compositore tarantino Giovanni Tamborrino, per orchestra d’archi. A seguire, «To a Dead Friend», per clarinetto e orchestra d’archi – solista Giambattista Ciliberti – della compositrice greca Eleni Karaindrou (prediletta da Theo Angelopoulos, per il quale ha composto le colonne sonore dei suoi ultimi sei film); infine, il Requiem K. 626 di Wolfgang Amadeus Mozart, nella versione per archi di Peter Lichtenthal.
È sempre prezioso l’apporto di un compositore come Tamborrino nel rileggere, attraverso i suoni, la realtà. «Sento la musica come una colonna sonora della vita, qualcosa che accompagna sempre la nostra esistenza», ama ripetere il noto autore, da tempo impegnato in una personale ricerca teatrale, denominata «opera senza canto». Ossia una musica che possa narrare e «drammatizzare», attraverso la collaborazione e l’apporto creativo dell’elemento attoriale. Un brano struggente come «Lament» è nato nelle ultime settimane, come una profonda e dolorosa riflessione sui tragici eventi di questi mesi. «Abbiamo vissuto un periodo di contrasto fortissimo – spiega il compositore -, in cui è stata potente la percezione di una temporalità completamente diversa. Noi artisti siamo spesso abituati a vivere una temporalità meditativa, ma non il resto del mondo, preso da una incontrollata frenesia del vivere. Questo brano, costruito su un intervallo di settima diminuita, vuole essere la caratterizzazione del tempo che abbiamo vissuto: la sofferenza per i lutti e il senso della perdita, che interroga le nostre coscienze».
Nel brano l’incedere dolente della musica sembra impersonare e vivificare gli stessi archi dell’orchestra, che si fanno anima musicale di un «silentium» rotto dall’emozione. «Avevamo bisogno di silenzio – afferma Tamborrino -, elemento che non può accompagnarsi alla velocità. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle lo spaesamento, l’incredulità, una frenata immediata. La natura ci dice di rallentare il metronomo della vita. Perché non è l’uomo che comanda. Così, “Lament” vuole essere drammaturgia sonora di un “racconto che si è spezzato”, come spiega Enzo Quarto nella sua “Elegia”, in un tempo lentissimo che non conosciamo più».
Ufficio stampa Collegium Musicum
Livio Costarella (mobile: 339.42.67.627)







